2022 Don Giovanni
2022 Don Giovanni
2022 Don Giovanni
2022 Don Giovanni
2022 Don Giovanni

2022 Don Giovanni

ossia il dissoluto punito

Dramma giocoso in due atti KV 527.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto di Lorenzo da Ponte.
Prima rappresentazione: Praga, Nationaltheater, 29 ottobre 1787

Don Giovanni Guido Dazzini
Don Ottavio Didier Pieri
Commendatore Pietro Toscano
Donna Elvira Marianna Mappa
Donna Anna Elisa Verzier
Leporello Adolfo Corrado
Masetto Francesco Samuele Venuti
Zerlina Gesua Gallifoco

Direttore Riccardo Bisatti
Regia Mario Martone
Ripresa da Raffaele Di Florio

Scene e costumi Sergio Tramonti
Luci Pasquale Mari
Coreografia Anna Redi

Assistente alle scene Barbara Bessi
Assistente ai costumi Concetta Nappi
Assistente alle luci Gianni Bertoli

Maestro al fortepiano Hana Lee
Maestro del coro Diego Maccagnola

Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano

Coproduzione Teatri di OperaLombardia, Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia Allestimento Teatro di San Carlo di Napoli

Sinossi

Atto I

È notte, nel giardino antistante la casa di Donna Anna, Leporello passeggia in attesa del padrone, che si è introdotto mascherato in casa di Donna Anna per farla sua. La tentata violenza però non riesce: Anna insegue il cavaliere cercando di scoprirne l’identità e viene poi soccorsa dal padre, il Commendatore, che sfida Don Giovanni a duello rimanendone mortalmente ferito. Don Giovanni e Leporello fuggono, mentre Don Ottavio giura alla fidanzata di non lasciare il delitto impunito. Frattanto Don Giovanni, in cerca di nuove conquiste, scorge da lontano Donna Elvira, una nobile dama da lui sedotta e abbandonata. Elvira, disperata, affronta il libertino, che lascia a Leporello il compito di giustificarlo, e fugge via. Il servo spiega a Donna Elvira la natura del suo padrone, enumerando tutte le sue conquiste. Poco oltre, un gruppo di contadini festeggia le nozze di Zerlina e Masetto. Don Giovanni allontana Masetto e corteggia la sposina, promettendole di sposarla. Ma Donna Elvira la mette in guardia dal malefico Don Giovanni e la porta via con sé. Donna Anna e Don Ottavio chiedono a Don Giovanni di assisterli nella ricerca dell’empio uccisore del Commendatore. Ma Donna Elvira esorta la nobile coppia a diffidare del cavaliere, che accusa la donna di pazzia. Ma Anna ha riconosciuto in Don Giovanni l’assassino di suo padre, e spinge Ottavio a far giustizia. Intanto Leporello ha organizzato una festa a palazzo, dove Don Giovanni si prepara ad altre conquiste. Leporello scorge tre persone in maschera e li invita alla festa: si tratta in realtà di Donna Elvira, Donna Anna e Don Ottavio, accorsi per sorprendere il reprobo. Il cavaliere balla con Zerlina e cerca di trarla in disparte per approfittarne. Zerlina però urla e tutti si precipitano in suo soccorso. Don Giovanni cerca allora di scaricare la colpa su Leporello, ma le tre maschere lo accusano di tutti i suoi delitti; il dissoluto riesce tuttavia a fuggire.

Atto II

È sera, in una strada vicino a casa di Donna Elvira, Leporello cerca di prendere le distanze dal padrone accusandolo d’empietà; Don Giovanni si scambia con lui gli abiti, per far la corte alla cameriera di Donna Elvira. Ma Elvira s’affaccia al balcone e cade nel tranello, pensando che Don Giovanni si sia ravveduto. S’allontana allora con Leporello travestito, mentre Don Giovanni sotto la finestra fa la serenata al suo nuovo oggetto di desiderio. Sopraggiunge però Masetto che gli dà la caccia per trucidarlo. Non riconosce Don Giovanni travestito, che lo inganna, lo picchia e fugge. Frattanto, Donna Anna, Don Ottavio, Zerlina e Masetto vorrebbero giustiziare Leporello, credendolo Don Giovanni. Allora Leporello svela la propria identità e riesce a dileguarsi. Don Ottavio vuole consegnare Don Giovanni alla giustizia, e prega gli amici di prendersi cura della sua fidanzata. Elvira rimane sola ed esprime l’amarezza e la confusione del suo animo, fra amore e desiderio di vendetta. È ormai notte fonda, e Don Giovanni s’è rifugiato nel cimitero, dove si trova la statua del Commendatore. Irridendolo, lo invita a cena e con suo stupore, la statua accetta. A palazzo, Don Giovanni sta cenando, intrattenuto da un’orchestra di fiati. Irrompe Donna Elvira, e tenta d’ottenere il pentimento di Don Giovanni, ma viene solo derisa. Inaspettatamente, alla porta del palazzo, il Commendatore invita Don Giovanni a cena, e chiede la sua mano in pegno; senza lasciarsi intimorire, il cavaliere gliela porge impavido. La stretta è fatale: pur prigioniero di quella mano gelida, Don Giovanni rifiuta di pentirsi e sprofonda quindi in un abisso di fiamme infernali. Agli altri personaggi non resta che cantare la morale del dramma.

Note di regia
di Mario Martone

Ho avuto la visione della tribuna di questo Don Giovanni in una notte insonne. Un’apparizione improvvisa, generata da chissà quale gorgo psichico, qualcosa tra il teatro elisabettiano, una arena spagnola, degli scranni di tribunale: tutti i personaggi dell’opera di Mozart e Da Ponte schierati insieme, in una sintesi sincronica dell’insieme vitale che lo slancio di Don Giovanni fende, conquista e offende, tutti attori e spettatori allo stesso tempo. Nel sogno la tribuna progressivamente si svuotava, e venivano a galla la solitudine, l’apparizione del castigo e della morte, il crollo, e infine il senso di vuoto che avvolge l’ascoltatore nell’apparente lieto fine dell’opera. A quel sogno ho provato a restare fedele. Lo spettacolo si protende verso la platea attraverso dei bracci che avvolgono l’orchestra e che è costituito da un solo elemento scenografico (la tribuna), esattamente come nelle altre mie messe in scena delle opere della trilogia di Mozart e Da Ponte. Teatro fluido, dunque, e non schematizzato per immagini definite, nel tentativo di far arrivare musica e parole dritte all’inconscio degli spettatori. Del resto, se gli si volesse scattare una fotografia, Don Giovanni verrebbe mosso: in quanto tempo si svolge l’azione dell’opera? Quanti anni ha? È giovane o è un uomo maturo? Domande a cui è impossibile dare una risposta certa. Travestimenti, luoghi oscuri e porte smarrite serpeggiano lungo la partitura. Il congegno narrativo di quest’opera è un labirinto, stranamente più simile a una sceneggiatura che a un canovaccio teatrale. Lo spettacolo che abbiamo creato prova ad assecondarne il mistero.

Due chiacchere con…

RAFFAELE DI FLORIO

Abbiamo incontrato il regista Raffaele Di Florio nel suo giorno di pausa per parlare di Don Giovanni.

Prima di addentrarci nella regia del Don Giovanni che presenterete a Como, partirei proprio dall’opera, che ormai fa parte del repertorio più eseguito.

Don Giovanni è un personaggio molto popolare che vive anche al di là dell’opera, come Amleto e Aida, e rientra nell’immaginario collettivo (anche se, probabilmente, non se ne conoscono tutte le sfumature).

Il Don Giovanni che viene portato sulla scena del Teatro Sociale di Como quale energia e quali temi porta con sé?

Don Giovanni è stato affrontato da Mario Martone ben vent’anni fa; questa regia debuttò al San Carlo nel 2002, un’edizione particolarmente felice che vinse anche il Premio Abbiati. Il rapporto che Martone ha sviluppato con quest’opera è di grande rispetto del testo mozartiano, senza neanche uno stravolgimento temporale. Infatti, si racconta l’epoca immaginata da Da Ponte, ovvero la Siviglia del tardo Seicento, e si accende la luce su un personaggio che allo stesso tempo è moderno e anarchico.
Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con interpreti che hanno sempre dato il loro contributo personale alla produzione e questo ha arricchito il processo creativo della regia. Questo è altresì un modo di lavorare di Martone: avere degli argini ben solidi in cui far confluire il letto delle sue idee delle note di regia, però allo stesso tempo c’è un grande margine di lavoro con gli interpreti (per es. Carmela Remigio o Mariella Devia – interpreti di Donna Anna – hanno contribuito con la loro visione, sempre nel rispetto delle idee registiche).

Il Maestro Riccardo Bisatti – direttore d’orchestra di questa produzione – mi ha raccontato del vivo scambio che si realizza durante le prove con gli interpreti.

Questo modo di lavorare mantiene vivo lo spettacolo. In particolare, la regia lirica contemporanea non si regge su canoni rigidi di un repertorio, ma si basa sull’interazione tra i personaggi. A maggior ragione per questa produzione, dove sono tutti giovani e sono al loro debutto nel ruolo. Il nostro compito è quello di incanalare le energie verso gli obiettivi artistici ideati da Martone, però arricchendoli attraverso gli scambi tra gli interpreti e il direttore d’orchestra.

Il cast di Don Giovanni è al suo debutto. Com’è stato lavorare con un cast giovane?

Lavorare con un cast giovane è senz’altro un valore aggiunto. Chi debutta in un ruolo ti mette di fronte all’evidenza di dover dare loro alcune informazioni per la prima volta, e così, anche il regista si comporta come se mettesse in scena l’opera per la prima volta. C’è uno scambio vitale in tutto ciò: da parte dei cantanti c’è un assorbimento totale delle informazioni che vengono date, per contro, noi (registi) cerchiamo una reazione sulla scena. C’è una sfumatura, un dettaglio, che rendono il personaggio unico.
Con questi giovani artisti c’è un terreno fertile. Ci stiamo divertendo e stiamo procedendo insieme con grande armonia.

Della regia di Martone mi ha colpito molto l’impostazione scenica con la tribuna, quasi un coro greco.

La scenografia firmata da Sergio Tramonti su idea di Mario Martone ricorda più un’arena spagnola o un teatro anatomico (dove si sezionavano i cadaveri per studiare l’anatomia). Con questa scenografia, si ha la sensazione di assistere agli eventi in maniera passiva, ma nel momento in cui si scende nell’arena si diventa protagonisti.
La Trilogia Italiana messa in scena da Martone dal punto di vista scenografico ha un comune denominatore, ovvero i bracci che avvolgono l’orchestra, un elemento che ha molteplici aspetti positivi per i cantanti: crea profondità di campo, dà l’opportunità di rimanere sempre intorno all’orchestra e vicini alla platea.

Nelle note di regia Martone scrive: “Ho avuto la visione della tribuna di questo Don Giovanni in una notte insonne”.

Ci telefonò e ci disse “questa notte non ho dormito, però ho prodotto!” Ricordo ancora la riunione della mattina dopo…

Pensando alla regia, si ha proprio l’idea che l’opera si faccia strada come un’apparizione improvvisa…

Assolutamente. La gradinata diventa attiva come azione scenica, ma passiva come se fosse “dietro le quinte”. Faccio un esempio: Masetto canta un’aria con Zerlina, dopodiché si siede sulla gradinata e la gradinata assume quindi forza drammaturgica, ma nel momento in cui la scena cambia, quella medesima forza va a disperdersi.

Come sei arrivato al mondo del teatro lirico?

Ho fatto un percorso accademico normale studiando Scenografia e Belle Arti e parallelamente un corso di regia e recitazione a una scuola regionale di teatro che aveva sede a Napoli. Agli inizi, ho conciliato l’aspetto tecnico con quello registico (ho fatto sia il direttore di scena che l’attore e regista). Sono rimasto dietro le quinte e ho avuto la fortuna di incontrare tanti maestri con cui ho collaborato (tra cui Mario Martone, Filippo Crivelli, Roberto De Simone).

Con Martone c’è stata una lunga collaborazione. Ci siamo incontrati sul set del suo primo film, “È morto un matematico napoletano”, dove io mi occupavo della produzione e delle comparse.

 

Due chiacchere con…

RICCARDO BISATTI

Incontriamo il M° Riccardo Bisatti tra una prova e l’altra di Don Giovanni, per parlare di questo importante debutto.

Giovanissimo e già a un debutto importante. Riccardo, come ti sei avvicinato alla Direzione d’orchestra? Com’è nata questa passione?

È nata casualmente. Fino al giorno prima ero uno sportivo, poi, un giorno mi sono svegliato e ho detto a mia madre “voglio suonare il pianoforte”.
Ho iniziato a studiare pianoforte privatamente. In seguito, mi hanno proposto di far parte del coro di voci bianche, e di cantare l’opera lirica. Da lì è nata la passione per il Teatro. Ho continuato il percorso di pianoforte (che suono tuttora) al Conservatorio e ho iniziato a Novara quello di Direzione d’orchestra con il M° Matteo Beltrami. Ora sto terminando il biennio al Conservatorio di Milano con il M° Daniele Agiman.

Quanti anni avevi quando hai iniziato a studiare musica?

A 8 anni ho iniziato a cantare nel coro, a 9 pianoforte. Gli studi in Conservatorio a 13 anni.

Nasci come Direttore d’orchestra al Teatro Sociale di Como, nel 2021 hai diretto Acquaprofonda, lavoro di Giovanni Sollima per il progetto Opera domani. Quanto è stata formativa quell’esperienza?

È stata un’esperienza fantastica. Quando mi è stata proposta, ero al settimo cielo. Prima di tutto perché era la mia prima opera, in un teatro importante, e poi mi interessava il progetto (e la musica di Giovanni Sollima!) e la presenza dei bambini. Una bellissima esperienza.

Con Don Giovanni arriva il tuo debutto importante, all’interno della stagione operistica del circuito di OperaLombardia. Don Giovanni è un’opera che è entrata nel repertorio e non ne è mai uscita. Cosa significa per un giovane direttore lavorare su questo titolo, anche nella prospettiva del lavoro con un cast giovane?

Innanzitutto, c’è una sorta di timore reverenziale della partitura. Si ha davanti un monumento, una cattedrale, che si può solo ammirare. Sento anche una grande responsabilità: nella Storia ci sono state tante edizioni importanti e grandi direttori hanno diretto l’opera.
Con questo cast, così giovane, si è creata un contesto in cui i musicisti si sentono liberi di partecipare con le proprie idee.

Un continuo workshop…

Esatto. A ogni prova si sistema un particolare e si continua ad aggiornare e perfezionare l’esecuzione.

Leggendo le note di regia di Mario Martone c’è una frase che ha colpito la mia attenzione: “Travestimenti, luoghi oscuri e porte smarrite serpeggiano lungo la partitura”.
Che cosa ne pensi di questa prospettiva?

Don Giovanni è una grande opera proprio per questo motivo. L’opera si definisce dramma giocoso, ma inizia con un omicidio: qualcosa di straordinario nella Storia dell’Opera. È un continuo alternare di immagini tragiche (il rondò di Donna Anna per esempio) tipiche dell’Opera seria, a momenti buffi. Il maestro Martone ha inquadrato con questa frase il senso di thriller dell’opera.
Anche la musica di Don Giovanni racconta questa dicotomia: passiamo da momenti tragici a momenti buffi con un’orchestrazione molto leggera.

Don Giovanni ha una grande tradizione esecutiva. C’è qualche registrazione a cui sei legato, e a cui sei tornato nel prepararti alla sua direzione?

Sono cresciuto con l’edizione di Riccardo Muti al Teatro alla Scala (di cui ho consumato il dvd). Una delle edizioni che mi piace di più in assoluto, proprio per l’idea di un Mozart incredibilmente attuale, è quella di Claudio Abbado. La trovo assolutamente perfetta perché ha trovato un equilibrio tra le passate operazioni troppo barocche e quelle eccessivamente romantiche.

A cura di Valentina Trovato

Riccardo Bisatti, Direttore
Pianista e direttore d’orchestra, ha studiato pianoforte con il M° Commellato, ha iniziato gli studi di direzione d’orchestra con il M° Beltrami e attualmente presso il Conservatorio di Milano con il M° Agiman. Ha diretto “La serva padrona” di Pergolesi, “Bastiano e Bastiana” di Mozart, “Il Barbiere di Siviglia” di Rossini, “Pierrot Lunaire” di Schönberg, “Cendrillon” di Viardot, “La traviata” di Verdi, “Kiki de Montparnasse” di Mannucci e “Acquaprofonda” di Sollima. Ha collaborato a “Cassandra, in te dormiva un sogno” di Podda ed a “La traviata” con regia di R. Scotto. Si esibisce regolarmente come pianista in importanti stagioni concertistiche. Ha vinto primi premi in concorsi nazionali ed internazionali fra cui il VII° Concours International de piano junior di Orléans ed il Premio Serbian National Theatre al IX Concorso internazionale per direttori d’opera “L. Mancinelli”. Nel 2017 in occasione della Giornata della Musica ha ricevuto la medaglia della Camera dei Deputati come riconoscimento al talento. Le sue esecuzioni sono state trasmesse da RaiRadio3, Radio Classique France, Radio Campus Orléans e Venice Classical Radio. Selezionato da Divertimento Ensemble, dal 2016 partecipa alle masterclass di musica contemporanea con M.G. Bellocchio. Dal 2021 fa parte del Goldberg Piano Trio e dell’Ensemble Iri da Iri.

Mario Martone, Regia
Affronta la lirica per la prima volta nel 1988 con un “Oedipus rex” a Gibellina e con “Charlotte Corday” di Lorenzo Ferrero all’Opera di Roma nell’anno successivo, ma sarà con la regia di “Così fan tutte” al San Carlo di Napoli nel 1999 che l’opera comincerà a affiancare stabilmente il teatro e il cinema nel suo lavoro. Dopo il debutto al San Carlo, “Così fan tutte” viene scelto da Claudio Abbado come lo spettacolo con cui cimentarsi per la prima volta il capolavoro mozartiano. Martone completa la trilogia di Mozart e Da Ponte al San Carlo con “Don Giovanni” (Opera Award 2002) e “Le nozze di Figaro”. Affronta tre volte Rossini mettendo in scena per il Rossini Opera Festival le opere “Matilde di Shabran” (per la quale riceve il premio Abbiati per la regia nel 2004), “Torvaldo e Dorliska” e “Aureliano in Palmira” (International Opera Award 2014). Nel repertorio moderno e contemporaneo spiccano le sue messe in scena della “Lulu” di Berg al Massimo di Palermo, di “Antigone” di Ivan Fedele al Maggio fiorentino (premio Abbiati nel 2007), della rielaborazione del “Combattimento di Tancredi” e “Clorinda” di Giorgio Battistelli a Ravello, di “Sancta Susanna” di Hindemit all’Opera-Bastille a Parigi, di “The curlew river” e “The prodigal son” di Britten e di “The Bassarids di Henze” all’Opera di Roma (ancora Premio Abbiati nel 2015).  Un posto a parte nella produzione lirica di Martone ha Giuseppe Verdi, di cui mette in scena numerose opere. La prima è del 2005, al Covent Garden, “Un ballo in maschera”, a cui seguono “Falstaff” e “Macbeth” al Théâtre des Champs-Elysées a Parigi, “Otello” al National Theatre di Tokyo, di nuovo “Falstaff“ alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino, e le produzioni scaligere “Oberto conte di San Bonifacio” e “Luisa Miller”.  Sempre per la Scala realizza il dittico “Cavalleria Rusticana/Pagliacci” di Mascagni/Leoncavallo, concepito come due produzioni distinte che verranno riprese più volte, due opere di Umberto Giordano, “La cena delle beffe” e “Andrea Chénier” (che apre la stagione della Scala nel 2017) e “Chovanščina” di Musorgskij, premio Abbiati come migliore spettacolo lirico nel 2019. Nel 2021 apre la stagione del San Carlo con un nuovo allestimento dell’”Otello” di Verdi.

Nel 2011 per il film di argomento risorgimentale “Noi credevamo” realizza una colonna sonora composta di brani attinti dal repertorio lirico dell’Ottocento italiano. Nei lockdown del 2020 e del 2021 crea per l’Opera di Roma e per RAI Cultura due lavori nel teatro vuoto, a cavallo tra teatro e cinema, “Il barbiere di Siviglia” e “La Traviata”. Nel 2022 realizza un terzo film/opera, “La bohème”, completando così una trilogia che è stata seguita complessivamente da oltre due milioni di spettatori.

Raffaele Di Florio, Regista collaboratore per la ripresa

Si è formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si diploma in Scenografia e in Regia. Ha frequentato laboratori teatrali condotti, tra gli altri, da Eugenio Barba, Yves Le Breton, Leo de Berardinis, Julie Ann Stanzak, Rena Mirecka.
In qualità di videomaker, ha diretto vari cortometraggi, dedicati ad artisti e a personaggi del mondo della cultura. Come scenografo ha elaborato spazi scenici per lavori firmati da Andrea De Rosa, Jean Kalman, Nello Mascia, Antonella Monetti, Anna Redi.
È stato fondatore, con Davide Iodice e Marina Rippa, della compagnia Liberamente, con la quale ha lavorato in qualità di attore, scenografo e regista. Con Antonello Cossia e Riccardo Veno ha dato vita alla firma artistica cossiadiflorioveno.
Ha condotto seminari di educazione teatrale per ragazzi a rischio, laboratori teatrali per attori e corsi di formazione per operatori teatrali.
È stato assistente di scena di Carmelo Bene ed ha collaborato, in teatro, con artisti quali Mimmo Paladino e Lello Esposito.
Ha partecipato come protagonista al film di Antonietta De Lillo “Il Resto di Niente”.
Nei teatri d’Opera lirica ha collaborato con Giancarlo Corbelli, Filippo Crivelli, Costantin Costa Gravas, Andrea De Rosa, Hugo de Ana, Roberto De Simone, Jean Kalman, Lisa Ferlazzo Natoli, Chiara Muti, Francesco Saponaro, Graham Vick.
Con Mario Martone, in qualità di regista e scenografo assistente, ha collaborato alla realizzazione di opere teatrali, liriche e cinematografiche.

Sergio Tramonti, Scene e costumi

Pittore, scenografo e costumista, debutta nella lirica con “Giovanna d’Arco al Rogo”, regia di Franco Enriquez. Nel 1999 inizia il sodalizio con Mario Martone curando le scene per “Così fan tutte” al San Carlo e al Comunale di Ferrara con Claudio Abbado. Seguono tra i tanti, “Lulu”, “Don Giovanni”, “Un ballo in maschera”, con il M° Pappano al Covent Garden, “Le nozze di Figaro”, diretto dal M° Jeffrey Tate al San Carlo, “Falstaff” al Théâtre des Champs-Élysées, “Cavalleria rusticana”, “Pagliacci” e “Luisa Miller” alla Scala di Milano, “Aureliano in Palmira” al ROF, “The Bassarids” al Teatro dell’Opera, “Sanca Susanna” all’Operà Bastille di Parigi.
Nel 2008 firma le scene per “Il matrimonio inaspettato” a Salisburgo, diretto dal M° Riccardo Muti, e “Maria Stuarda” al San Carlo, entrambi con la regia di Andrea De Rosa.
Nel 2013 vince il Premio Abbiati con “Cavalleria rusticana” al San Carlo con la regia di Pippo Delbono. Cura le scene di “Elektra” al Petruzzelli, regia di Gianni Amelio, de “La dodicesima notte” ed “Enrico IV”, regia di Carlo Cecchi, e di “Pagliacci”, regia di Pippo Delbono.

Pasquale Mari, Luci
Direttore della fotografia e disegnatore luci, entra nel 1998 nel mondo della lirica con le luci di “Così fan tutte” al San Carlo di Napoli, prima regia d’opera di Mario Martone. Insieme hanno debuttato nel 2016 all’Opera Bastille di Parigi con il dittico “Sancta Susanna / Cavalleria Rusticana”, e nel 2017, aperto la stagione del Teatro alla Scala con “Andrea Chénier”, seguito nel 2018 da “Falstaff” alla Staatsoper di Berlino, da “Kovanchina” nel 2019 ancora al Teatro alla Scala (Premio Abbiati), e infine dalle produzioni televisive per RAI Cultura e Teatro dell’Opera di Roma de “Il barbiere di Siviglia” nel 2020 (Premio Abbiati), “La traviata” nel 2021 e dell’opera-film “La bohème” nel 2022. In ambito cinematografico, tra le sue direzioni della fotografia più importanti ricordiamo “Teatro di Guerra” di Martone, “Il Bagno turco” e “Le Fate Ignoranti” di Ozpetek, “L’uomo in più” di Sorrentino, “Lezioni di volo” di Archibugi, “L’ora di religione” e “Buongiorno, Notte” di Bellocchio. Nel 2021 ha pubblicato con Cristina Grazioli il volume “Dire Luce”, ed. Cue Press.

Anna Redi, Coreografie
Ha una formazione di danzatrice e lavora dal 1985 nel teatro danza.
Lavora con Pippo Delbono, Mario Martone, Vim Wandekeybus, Marco Manchisi, Marco Baliani, Alfonso Santagata, Enzo Moscato, Arturo Cirillo e con Lorenzo Gleijeses.
Vince il Premio Girulà come migliore attrice napoletana e il Premio Nazionale Scenario come autrice di “Bagarie”. Vince il IV Corso di formazione per danzatori contemporanei presso l’ATER Balletto di Reggio Emilia nel 1991. È sceneggiatrice de “I giorni dell’abbandono” di R. Faenza presente al Festival del cinema di Venezia. È autrice di “Le stanze di Penelope” (Bologna 2000 Capitale della Cultura europea), “Alzati” (Savona), “Quelle Historie” (Sosta Palmizi), “Animula” (Finlandia, Ass. Chiaradanza e Regione Campania), “Sono sfiorite le rose” (progetto Archeologia Interiore con la Seconda Università di Napoli, Comune di Napoli), “Mitreo” (progetto Archeologia InterioreII con la Seconda Università di Napoli), “Pà” (progetto Petrolio Mercadante Teatro Stabile di Napoli). Nel 2002 ha fondato l’associazione Le Bazarre.
Da diversi anni collabora con il gruppo Napoli11, è stata ospite al Dock11 di Berlino con “Matres Matutae” (progetto Archeologia interioreIII) dal 2005 al 2008.
Partecipa al Napoli Teatro Festival Italia 2008 con “Scenata, dal burqa alle veline” e “Nuha” e nel 2009 è prodotta dal MESS Festival Internazionale di Sarajevo e dal Teatro Stabile Bosniaco con lo spettacolo “Il giovane Principe e la verità”, tradotto dal testo di Jean Claude “Carriere” in bosniaco ed attualmente in tourneè nei Balcani con Hazim Begagic nel ruolo del Principe.
È stata coreografa di opere liriche tra cui “Don Giovanni” e “Nozze di Figaro” (Martone), “La bohème” (Gentili) “Macbeth” e “Il Matrimonio inaspettato” (De Rosa), “Tosca” (Gentili), “Attila” (Gentili). Dal 1989 tiene seminari teatrali per comunità di recupero e psichiatriche, con minori a rischio e nei carceri minorili e con i ragazzi di Nisida.

Barbara Bessi, Assistente alle scene
Nasce a Firenze nel 1970, risiede stabilmente a Roma. Scultrice, scenografa, costumista, inizia la sua esperienza nelle arti visive.
Nel 1991 incontra Titina Maselli inizierà come assistente scene e costumi per diversi anni (“La dodicesima notte”, “Edda Gabler”, “I pensieri di Marianna Fiore”, “L’ultimo nastro di Krapp”, “Le nozze”; tutti spettacoli con la regia di Carlo Cecchi).
Come assistente ha lavorato anche con Ortensia de Francesco (“Santa Maria d’America”, regia di Andrea Renzi), Sergio Tramonti (“Antigone”, regia di Mario Martone), Mimmo Paladino (“Fidelio”, regia di Toni Servillo) e Daniele Spisa (“Il lavoro rende liberi”, regia Toni Servillo).
Dal 2004 per Spiro Scimone e Francesco Sframeli firma la scena de “La Busta” regia Valerio Binasco; nel 2004 per Klaus M. Grùber realizza l’allestimento scenografico de “Il caso Makropulos” all’Opera di Zurigo.
Proseguirà come scenografo-costumista a collaborare con Giampiero Rappa, Veronica Cruciani, Andrea Renzi, Leo Muscato, Chiara Caselli, Sergio Pierattini, Monica Nappo, Tomma Pitta, Armando Pugliese, Lucia Calamaro, Enrico Ianiello. Nel 2017 con Mario Tronco nel “Don Giovanni secondo L’Orchestra di Piazza Vittorio” regia Andrea Renzi.

Concetta Nappi, Assistente ai costumi
Studia scenografia e si laurea con una tesi svolta in storia del costume presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli.
La lunga esperienza vanta collaborazioni come assistente ai costumi con Giusy Giustino, Odette Nicoletti, Roberta Guidi di Bagno, Daniela Ciancio, Pier Luigi Samaritani, Ungaro, Ursula Patzak, Patrizia Balzerano, Alessandro Lai, Mateja Benedetti, Luisa Spinatelli, Alessandro Ciammarughi, Hugo De Hana, Jesus Ruiz e Carla Teti. È stata Responsabile di sartoria per il Musical “Zorro” con i costumi di Zaira de Vincentiis e Responsabile del laboratorio tenutosi in sartoria Farani per il balletto “Raimonda” del Teatro alla Scala di Milano con i costumi di Irene Monti.

Gianni Bertoli, Assistente alle luci

Da sempre appassionato di teatro, muove i primi passi nella drammaturgia contemporanea grazie al Teatro della Limonaia. Qui grazie al Festival Intercity e la compagnia Atto2/Laboratorio 9 si avvicina al mondo delle luci per lo spettacolo ricoprendo negli anni i ruoli di tecnico, operatore e direttore tecnico.
Nel 2017/18 frequenta e si diploma al corso in Lighting Designer presso l’Accademia del Teatro Alla Scala dove ha avuto la possibilità di studiare e apprendere da Lighting Designer di fama internazionale.
Dal 2018 lavora stabilmente come assistente, per numerosi designer in Italia e all’estero nelle principali fondazioni Liriche, e come Lighting Designer per progetti propri.

Guido Dazzini, baritono
Guido Dazzini frequenta il Conservatorio di Parma A. Boito, perfezionandosi successivamente con il M° Sherman Lowe. Inizia l’attività artistica come corista nei più importanti teatri italiani quali La Scala di Milano, Carlo Felice di Genova, Teatro Puccini di Torre del lago. Nel 2017 è vincitore della categoria Voci Emergenti della 68° edizione del Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici, successivamente inizia il percorso formativo di Aslico Academy partecipando a numerose Masterclass tenute da docenti di chiara fama ed avvia la carriera solistica. Ha debuttato nei teatri del circuito di OperaLombardia in diversi ruoli tra cui Marullo in “Rigoletto”, Don Alvaro ne “Il viaggio a Reims”, Albert nel “Werther”, Dancairo e Belcore nelle produzioni di Opera domani. Si riconferma nuovamente vincitore del Concorso AsLiCo nel 2022 per il ruolo del titolo nel Don Giovanni di W.A. Mozart.
Ha partecipato alle attività dell’Accademia “Rodolfo Celletti” 2019, del 45° Festival della valle d’Itria, del rARo Festival di Arezzo con Donato Renzetti, dell’Orchestra della Magna Grecia e del Teatro Comunale di Ferrara selezionato direttamente da Leone Magiera.

Didier Pieri, tenore
Nasce a Livorno nel 1989 e si laurea al D.A.M.S. di Firenze. Dal 2013 si perfeziona in canto a Parigi col soprano Yva Barthélémy. Debutta sul palcoscenico nel 2016, da quel momento interpreta ruoli quali Saint-Brioche, Gastone, Bastien, Gherardo, Remendado, Goro, Spoletta, Ruiz, Borsa, Abate di Chazeuil, Prunier, presso i principali teatri italiani tra cui il Teatro Carlo Felice di Genova, il Macerata Opera Festival, il Teatro Verdi di Pisa, i Teatri di OperaLombardia, il Luglio Musicale Trapanese, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, il Teatro Sociale di Rovigo, il Teatro Goldoni di Livorno, il Teatro Coccia di Novara. Nel 2017 prende parte alla prima assoluta di “Delitto e Dovere”, opera di Alberto Colla, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, riproposta al Teatro Coccia di Novara con ripresa video su Sky Classica. Nel 2018 partecipa alla tournée del Teatro Petruzzelli di Bari interpretando il ruolo di Pang in “Turandot” presso il Teatro Bunka-Kaikan di Tokyo. Nel 2018 debutta il ruolo di Don Ottavio al Teatro Cilea di Reggio Calabria. A questo si aggiungono negli anni a seguire altri ruoli da protagonista come Orphée in “Orphée aux Infers” al Luglio Musicale Trapanese, e Gonzalve ne “L’heure espagnole” di Ravel nei teatri del circuito OperaLombardia. Recentemente è stato impegnato come Goro in “Madama Butterfly” al Teatro Regio di Torino, Don Ottavio in “Don Giovanni” al Luglio Musicale Trapanese 2021, Nick ne “La fanciulla del West” a Brescia, Flavio in “Norma” a Piacenza e Modena e Il maestro di ballo/Lampionaio in “Manon Lescaut” a Genova.

Pietro Toscano, basso
Nato a Termoli, si diploma in flauto al Conservatorio di Campobasso. Allievo del M°Laura Giuseppina Bulian, si diploma in canto lirico al Conservatorio di Cagliari. Nel 2006 debutta il ruolo del titolo in “Don Giovanni” allo Sheldonian Theatre di Oxford, sotto la direzione del M° Papadoupulos. Successivamente si esibirà da solista nella “Messa dell’Incoronazione” di Mozart e nel “Requiem” di Fauré in un concerto alla Carnegie Hall di New York. Inizia da qui una rispettabile carriera artistica che lo porterà sui palcoscenici di importanti teatri, tra cui Teatro Massimo di Palermo (Colline), Teatro del Giglio di Lucca (Leporello, alternandosi in coppia con Colombara e Abdrakazov), Teatro Verdi di Trieste (Zio Bonzo), Teatro Regio di Parma (Moser e il Re nel Gatto con gli stivali di Tutino), Teatro Filarmonico di Verona, Festival Pucciniano di Torre del Lago, Sferisterio di Macerata (Zuniga), Teatro dell’Opera di Nizza (Zio Bonzo), Teatri del circuito OperaLombardia, Savonlinna Opera Festival, National Academic Theatre of Opera and Ballet of Mongolia (Don Magnifico), Teatro Municipal di San Paolo (Escamillo), Opera Română Craiova (Raimondo e Mefistofele). Ha collaborato con direttori d’orchestra come Donato Renzetti, Riccardo Chailly, Nicola Luisotti, Daniele Callegari, Gianpoaolo Bisanti, Beatrice Venezi, e registi come Mario Martone, Daniel Benoin, Stefano Poda, Leo Muscato, Serena Sinigaglia. Ha affiancato nella sua carriera artisti come Anna Maria Dragoni, Renato Bruson, Alberto Gazale, Ambra Vespasiani, Dimitra Theodossiu, Amarilli Nizza. Nel 2022 è vincitore del Concorso Internazionale a posti del Coro del Teatro alla Scala di Milano.

Marianna Mappa, soprano
Diplomata in canto lirico e in pianoforte. Dal 2016 al 2018 è al Centre de Perfeccionament Plácido Domingo di Valencia. Vince il “Valerio Gentile” 2018. Nel 2017 al Palau de Les Arts canta in “The Turn of the Screw” (Miss Jessel) diretta dal M° Franklin e “Bastien und Bastienne” con regia di Livermore; in “Madama Butterfly” (Kate P.) diretta dal M° Matheus e regia di Lopez e in “Peter Grimes” (II niece) diretta da dal M° Franklin con regia di Decker. Al Giovanni Paisiello Festival 2018 è protagonista de “Le gare generose”. In concerto è solista in “Israel in Egypt” diretta dal M° Biondi e nel gala del Palau de la Música di Valencia con il M° Valero-Terribas. Per l’Opera di Roma, dove fa parte di “Fabbrica” YAP dal 2020 al 2022, al Circo Massimo è Sylviane ne “La vedova allegra” diretta dal M° Montanari; è solista al Costanzi, per Settembre in Musica nel “Gloria” di Vivaldi diretta dal M° Gabbiani, all’auditorium della Nuvola Fuksas nel concerto “Gluck e Mozart” diretto dal M° Capuano; è Ines ne “Il trovatore” al Circo Massimo con la direzione del M° Gatti e con la regia di Mariani.

Nel 2021 vince il Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici per la categoria Voci Emergenti.

Debutta al Teatro La Fenice ne “I lombardi alla prima crociata” (Viclinda) diretta dal M° Rolli con la regia di Villa. È Giovanna in “Ernani” al TOR con la direzione del M° Armiliato con la regia di De Ana e solista nella “Mass” di Bernstein diretta da M° Matheuz con la regia di Michieletto a Caracalla.

Elisa Verzier, soprano
Si diploma a Trieste, ora è allieva di Patrizia Ciofi. All’inizio della carriera ha cantato al Teatro Verdi di Trieste “Ein Sommernachtstraum” (Gelmetti), Serpina ne “La serva padrona” (Pinto/Cecchi); al Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso “La Cecchina” il ruolo titolo (De Nadai/ Bellotto); al Teatro Olimpico di Vicenza “La Diavolessa” e il “Magnificat” di Bach. Nel 2021 al Teatro Verdi di Trieste interpreta Annina ne “La Traviata”, Berta ne “Il barbiere di Siviglia”, ha preso parte poi alla prima mondiale di “Amorosa Presenza” di Nicola Piovani. Nel 2021 è vincitrice del Premio “Vicenza in lirica” al Concorso Lirico Internazionale “Ottavio Ziino”. Vincitrice del 1° Concorso Lirico Internazionale “Vincenzo Bellini” al Teatro Bellini di Catania. Nel 2022 debutta sempre a Trieste Norina nel “Don Pasquale” (Gianola/Marras), poi al Teatro Regio di Torino il ruolo de la Contessa ne “La scuola dei gelosi” (Nägele/Renshaw). Vince il Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici per il ruolo di Donna Anna del “Don Giovanni” di Mozart. Nella stagione 2022/2023 sarà nuovamente Donna Anna oltre che a Frasquita (Carmen), Musetta (La bohème) alla Deutsche Oper (Berlino) come membro dell’ensamble. Canterà al Teatro Verdi di Pisa Norina e al Bellini di Catania la Contessa ne “Le nozze di Figaro” e il “Messiah” di Händel.

Adolfo Corrado, basso
Nato nel 1994, si forma alla Scuola di recitazione teatrale e cinematografica di Augusto Zucchi a Roma, inizia gli studi musicali presso il Conservatorio di musica “Tito Schipa” di Lecce, dove si perfeziona sotto la guida del M° Gianluca Belfiori. Continua la sua formazione nel Teatro del Maggio Musicale Fiorentino quale giovane artista dello Young Artist Project sotto il coordinamento del M° G. Tangucci. Importante sarà l’incontro con il basso Michele Pertusi, il quale contribuisce in maniera significativa alla sua formazione. Vince la XLIX Edizione del Concorso Internazionale Toti Dal Monte 2021 aggiudicandosi il ruolo di Don
Pasquale nell’opera omonima di G. Donizetti.  Vince la 73° Edizione del Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici per il ruolo di Leporello nell’opera “Don Giovanni” di W.A. Mozart.
I più recenti impegni lo hanno visto occupato in teatri quali Arena di Verona (“Nabucco”), Teatro la Fenice di Venezia (“I Lombardi alla Prima Crociata”), Teatro Regio di Torino (“Turandot”, “La Scuola dè Gelosi”, “Lélio”), Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (“Oedipus Rex”, “Siberia”, “Tosca”), Salzburger Festspiele (“Tosca”). Ha lavorato sotto la direzione dei maestri Daniel Oren, Zubin Mehta, Gianandrea Noseda, Daniele Gatti, Jordi Bernàcer, Sebastiano Rolli, Stefano Montanari, Nikolas Nägele.
Alcuni dei prossimi impegni lo porteranno a debuttare al Teatro alla Scala di Milano (“Andrea Chénier”), al Teatro Petruzzeli di Bari (“Don Pasquale”) e al Palau de Les Arts Reina Sofia (“Don Giovanni”).

Francesco Samuele Venuti, baritono
Si laurea in Canto lirico presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze. Partecipa all’Accademia per giovani cantanti lirici “Opera (e)Studio 2018” dell’Auditorio de Tenerife e interpreta Haly ne “L’Italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini diretta dal M° Nägele.
È finalista della XV edizione del Concorso lirico “Flaviano Labò” e vincitore di un Premio Speciale. Ha frequentato l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino.
Ha interpretato il Barone ne “La Traviata” diretta dal M° Palumbo presso l’Opera de Tenerife e al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino diretta dal M° Rolli.
Ha interpretato Morales in “Carmen” diretta dal M° Sesto Quatrini e Betto di Signa nel “Gianni Schicchi” diretto dal M° Galli presso il Maggio Musicale Fiorentino.
Ha debuttato nel ruolo di Dulcamara ne “L’Elisir d’amore per bambini”, versione ridotta della celebre opera di Donizetti, presso Maggio Musicale Fiorentino.
Ha interpretato Marullo in “Rigoletto” con l’allestimento di Livermore e la direzione del M° Frizza.
Ha partecipato in qualità di allievo all’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” 2021 del Teatro Rossini di Pesaro dove ha interpretato i ruoli di Don Profondo e il Barone di Trombonok ne “Il Viaggio a Reims” di Gioachino Rossini.
Ha ricoperto il ruolo del Barone ne “La Traviata” diretta dal M° Zubin Mehta con la regia di Davide Livermore e al fianco di celebri artisti: Placido Domingo, Leo Nucci, Nadine Sierra e Francesco Meli.
È stato finalista e idoneo della 73° Edizione del Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici.

Gesua Gallifoco, soprano
Si diploma al Conservatorio G. Verdi di Como. Continua la formazione con maestri e registi del panorama internazionale tra cui Sherman Lowe, Roberto Scandiuzzi, Mariella Devia, Davide Garattini, Leone Magiera. Vince il ruolo di Norina al Concorso internazionale Fausto Ricci e la 73° Edizione del Concorso AsLiCo per Giovani Cantanti Lirici per il ruolo di Zerlina. Nel 2017 debutta con il ruolo di Lauretta nel “Gianni Schicchi” di G. Puccini con la regia di Gianmaria Aliverta. Nel 2019 debutta come Adina ne “L’elisir d’amore” di G. Donizetti nell’ambito del progetto Opera domani di AsLiCo presso molti teatri italiani tra cui il Teatro Sociale di Bergamo, Alighieri di Ravenna, Olimpico di Roma, Arcimboldi di Milano, Teatro Regio di Parma. Interpreta nuovamente Adina al Rapallo Opera Festival con la regia di Henning Brockhaus. Nel 2020 è Maria Rosaria in “Napoli Milionaria” di Nino Rota al Teatro del Giglio di Lucca, Verdi di Pisa, Goldoni di Livorno. Nel 2022 è Sophie in “Werther” e Norina in “Don Pasquale”. Nel luglio 2022 debutta il ruolo di Zerlina nel “Don Giovanni” al Teatro Comunale di Ferrara e in ottobre per il circuito OperaLombardia.

Diego Maccagnola, Maestro del Coro
Pianista e camerista, formatosi con M. Grazia Bellocchio, Alexander Lonquich e il Trio di Parma, nel 2013 ha fondato il Trio Kanon, con cui si è affermato a livello internazionale vincendo 1° Premio e tutti i premi speciali nell’International Chamber Music Competition di Pinerolo&Torino e suonando nei principali festival italiani di musica da camera.
Affianca ad un’intensa attività didattica e concertistica come pianista, quella di maestro di coro.
Dal 1998 è docente presso l’Associazione Costanzo Porta/Cremona Antiqua (diretta da Antonio Greco) e collabora come Maestro del Coro in diverse produzioni (“Orfeo” diretto da Dantone e da Greco, “Sinfonia n.9” di Beethoven diretta da Renzetti, “Macbeth” diretto da Muti). Dal 2007 è Maestro del Coro Opera Lombardia e ha collaborato con direttori quali Gelmetti, Fasolis, Galli in produzioni tra cui “Die Zauberflöte”, “La Figlia del Reggimento”, “Les contes d’Hoffman”, “Il Trovatore”, “Macbeth”, “Aida”, “Carmen”, “Cavalleria Rusticana”, “Turandot”, “Tosca” e “La fanciulla del West”. È docente di Musica da Camera presso il Conservatorio Cantelli di Novara e presso la Scuola di Musica di Fiesole diretta da Alexander Lonquich.

Orchestra I Pomeriggi Musicali
27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per I Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Respighi, e, tra le leve successive, Berio, Bussotti, Donatoni, Maderna, Manzoni, Tutino, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Sono stati trampolino di lancio per artisti come Abbado, Bernstein, Boulez, Celibidache, Gatti, Lonquich, Muti, Ughi.
Da luglio 2013 Maurizio Salerno è Direttore Artistico dei Pomeriggi Musicali.
L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei teatri di tradizione della Lombardia.
L’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato il premio Abbiati 2020 ai Pomeriggi Musicali per il concerto diretto da Stefano Montanari che ha segnato la riapertura dei teatri italiani (15 giugno 2020 a mezzanotte) dopo il primo lockdown.

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