2026 Il giardino di Rigoletto
2026 Il giardino di Rigoletto
2026 Il giardino di Rigoletto
2026 Il giardino di Rigoletto
2026 Il giardino di Rigoletto

2026 Il giardino di Rigoletto

Debutto
Como, Teatro Sociale – 21 marzo 2026

Liberamente ispirato a Rigoletto di G. Verdi
Drammaturgia musicale
Anna Pedrazzini

Attore Federico Gritti/Giorgio Zobel
Violinista Alessia Giuliani/Irene Lembo

 

Regia
Beatrice Baruffini

 

Scene e costumi Cantieri del Teatro – Como

 

Nuovo allestimento
Produzione AsLiCo

Opera baby – XI edizione
dai 6 ai 36 mesi

 

di Anna Pedrazzini
Curatrice didattica dei progetti Opera Education 0-6 anni

Pensare Rigoletto per la primissima infanzia, da un punto di vista narrativo e tematico, obbliga ad osservare l’opera da una distanza considerevole per poterne coglierne tratti e suggestioni declinabili per i più piccoli e le più piccole. Vista da lontano l’opera si condensa in un’atmosfera inquieta, conturbante, scura, grottesca come i suoi personaggi. Il protagonista è un buffone di corte sfortunato, ingenuo, che finisce per essere preso di mira, lui – che dovrebbe fare ridere gli altri – diventa l’oggetto stesso di scherno e derisione. Rigoletto non si presta facilmente ad alcuna semplificazione: la vita reale appare con tratti drammatici, violenti e immorali, senza alcuna possibilità di salvezza per nessuno dei personaggi. La maledizione, presente fin dall’inizio, si avvera ostinatamente come destino funesto e non fa eccezione. Dell’opera verdiana allora occorre far emergere i tratti psicologici dei personaggi per delinearne caratteri e azioni, ruoli e funzioni narrative adatte ad essere riconosciute anche dai più piccoli. La forma deve quindi assumersi la difficile incombenza di tradurre una sostanza piena di sfumature, contrasti, sentimenti che guardano alla vita reale, alle sue difficoltà e contraddizioni. Rigoletto è un personaggio goffo, maldestro, naïf, un sognatore. Del suo essere naturalmente ingenuo, con accezione positiva e senza giudizio, ci siamo immaginati un uomo selvatico, capace di incarnare la natura umana senza cattiveria né secondi fini. Ne Il giardino di Rigoletto lui possiede un piccolo pezzo di terreno che cura e ama, nel quale passa la maggior parte del proprio tempo. Il suo prendersi cura della terra, la relazione con la natura e l’ambiente, ci mostra un Rigoletto che unisce tratti prevalentemente popolari e volgari, ad altri di straordinaria raffinatezza e intelletto, così che le sue caratteristiche difficilmente possano ascriversi in una o nell’altra categoria. Rigoletto fa, e facendo si mostra per quel che è, e in questo suo attaccamento alla natura, che cresce e cambia seguendo i sentimenti dell’opera, ci appare più contemporaneo che mai.

La cura come climax narrativo, attraversa stadi e possibilità differenti. Il rapporto tra umano e natura prende qui forme diverse. Rigoletto è un appassionato di arbusti e fiori, Gilda la sua pianta più cara, quella per la quale egli sperimenta forme di relazione innovative, originali, immaginifiche. Il giardino di Rigoletto è ai margini del mondo, lontano dalla società animata dalle persone, così che il suo essere incolto e vivere isolato gli permette quel ritrovamento di un contatto con la natura, quasi ancestrale, molto più vicino all’infanzia dell’uomo e all’infanzia della terra di qualsiasi altra relazione sociale.

Rigoletto è diverso: non ha paura di mostrare emozioni e passioni, non ha sovrastrutture, agisce in un tempo presente. Ci ricorda un infante perché il suo modo di comunicare, il suo modo di agire, di volere bene, non segue alcuna razionalità. O meglio: non segue le rigide regole e i cliché della civiltà. Nel suo giardino sperimenta le cure più bizzarre, come se per lui non esistesse alcuna differenza tra i viventi.

Inizialmente dunque commuove e diverte questo suo approccio surreale e visionario perché rappresenta un punto di vista nuovo, originale, innovativo, pionieristico.

Il rapporto con la sua pianta Gilda è una metafora della possibile ricerca per una de-costruzione delle pratiche educative e formative sedimentate, spesso poco efficaci, perché unidirezionali. Rigoletto sovverte le regole e inverte ogni prospettiva, grazie a uno sguardo delicato, onesto, istintivo. Le sue azioni scardinano stereotipi perché Rigoletto sente in altro modo, è diseducato alla vita ordinaria, alle relazioni standardizzate. Lo vediamo mentre legge fiabe della buona notte, mentre veste la sua pianta, la riempie di baci e abbracci, le misura la febbre, le ascolta il battito del cuore.

Questo suo essere completamente fuori da ogni schema lo porta a esagerare e a non rendersi conto che la sua pianta avrebbe bisogno di crescere in altro modo. La relazione tra i due si trasforma in un paradosso: lui si sente di non fare abbastanza e questo suo sentire lo accieca perché ruota solo attorno a se stesso.

 

I temi presenti: natura, cura, educazione, controllo

La relazione umana con altri viventi, in particolare piante, fiori, arbusti rimanda all’urgenza del nostro tempo, dove gli equilibri tra ambiente e diversi ecosistemi sono al centro di importanti dibattiti e ci interrogano da vicino, poiché la minaccia e definitiva scomparsa di numerose specie, compresa la nostra, sono reali e tangibili. Il personaggio di Rigoletto, nella nostra versione, porta a riflettere sulla necessità di riconfigurare un sistema di relazioni tra natura, giardino e ambiente, seguendo il progetto politico di quella che Gilles Clément ha chiamato “ecologia umanista”[1]. Così, all’inizio, la sua relazione con la pianta è di cura e protezione. Un’esperienza questa che anche i più piccoli possono facilmente comprendere, come soggetto di cura e più spesso come oggetto. Le routine quotidiane che appartengono a un’infanzia intesa come categoria permanete della società, si svelano e influenzano la relazione tra il protagonista e la natura del suo giardino.

La terra è una terra che fa nascere la vita, dove le mani affondano e si sporcano. Rigoletto si relaziona alla natura e alla sua pianta/Gilda come farebbe un bambino con una cosa a lui cara, inventandosi quasi per gioco nuove forme di relazione e affetto. In sintesi, l’infanzia influenza la cultura del protagonista e il suo modo di essere, la natura ne mette in luce intuizioni ed esagerazioni, paradossi e stranezze, che si palesano nel momento in cui la cura per come la intende la nostra specie, passa forzatamente a occuparsi di altri viventi. Rigoletto è come un padre, affettuoso e pieno di premure, proprio come nell’opera di Verdi. La protezione tuttavia diventa eccessiva poiché la paura che qualcuno invada il proprio giardino si fa sempre più reale. Il tema del controllo estremo durante la crescita di altri esseri viventi verso i quali ci si sente responsabili è un sentimento comune, che alle volte rischia di produrre esiti contraddittori. I confini e le differenze tra educazione e sorveglianza, tra libertà e vigilanza, tra istruzione, socializzazione, addestramento e cura si trovano anche nel Rigoletto verdiano. Gilda viene nascosta, isolata, iper-protetta a fin di bene, eppure tutto questo si ritorcerà contro di lei e contro il padre.

Ne Il giardino di Rigoletto si sostituisce quindi le relazioni tra i personaggi alle volte brutali e drammatici, deboli e spregiudicati, ingenui o perfidi, nel più accessibile – per l’infanzia, rapporto tra uomo e natura. Nel nostro caso la pianta non è semplice metafora. Incarna la natura, l’ecosistema, l’ambiente che per secoli abbiamo, come esseri umani, cercato di addestrare, addomesticare, trasformare, contaminare.

 

Estetica della scena

La materia abita la scena. La terra e le piante sono elementi centrali, così come gli oggetti che normalmente vengono utilizzati nel giardinaggio e che si prestano, per forma e significato, a incarnare una polisemia di segni differenti. Annaffiatoi, vasi, zappe, guanti, sacchetti vengono utilizzati con diverse funzioni, per dare vita a paesaggi e personaggi, ogni volta diversi. L’Art brut, le sue tinte e i tratti che ricordano quella dell’infanzia, è un riferimento visivo presente in questa trasposizione scenica. Un’arte quindi che segue norme poco convenzionali, che ricerca l’urgenza della relazione immediata e viva con la materia, il colore, la forma.

 

Spunti pedagogici: educazione all’aperto

Numerose sono le esperienze di outdoor education che sempre più entrano nelle progettualità di scuole e nidi d’infanzia perché ritenute fondamentali nella crescita e nello sviluppo dei bambini. Il contatto diretto con un ambiente naturale, in una duplice prospettiva di educazione per l’ambiente e nell’ambiente ha numerose ricadute positive che riguardano la dimensione psico-motoria, quella sociale e delle relazioni tra pari, il gioco, il benessere emotivo, la crescita del sé, la maturazione dell’area motivazionale, oltre all’acquisizione di una consapevolezza ambientale e di senso di appartenenza al mondo[2]. Tra gli 0 e i 3 anni la mente del bambino assorbe dall’ambiente circostante in maniera inconscia e immediata, proprio per questo le esperienze sono alla base della maturazione psichica. Il corpo è il tramite attraverso il quale l’esplorazione si manifesta e si attua, e a seconda del tipo di ambiente e di spazio nel quale ci si immerge, le interazioni con esso possono influenzare la ricerca di informazioni e le percezioni durante la crescita. Un ambiente naturale, non strutturato, senza troppi perimetri né confini, dove sia facile incontrare elementi naturali quali terra, piante, acqua, legno, foglie e magari animali permette ai bambini e alle bambine di mettersi alla prova con compiti di cura, da svolgersi con altri pari o con adulti. Raccogliere le foglie, piantare semi e innaffiare, osservare la natura, nutrirla, così come correre, arrampicarsi, scavare, nascondersi sono tutte possibili attività pratiche che permettono all’infanzia di lavorare sulla propria autonomia, con o senza scopi precisi, a diretto contatto con un ambiente del quale sul quale si può esercitare la cura.

L’ambiente naturale come ambiente di apprendimento facilita inoltre l’inclusione sociale, grazie alla sua diversificazione che permette ad ogni bambino di essere stimolato in modo diverso. Si attenua così anche lo stress che spesso compare nei primi anni di vita là dove tutto ciò che ci si presenta davanti ha il sapore della prima volta. La cura degli altri e dell’ambiente è una pratica che promuove valori necessari alla crescita, non solo del singolo individuo, ma della comunità più vasta.

 

Alcuni suggerimenti di gioco e attività per Il giardino di Rigoletto

Le seguenti attività possono essere proposte indoor o outdoor, con alcune varianti a libera scelta.

Seminare Sull’Ouverture. Si decide un perimetro preciso di un’area e si dichiara che quello è il giardino di Rigoletto. A turno un bambino/a fa Rigoletto (c’è sempre un Rigoletto e tutti gli altri e le altre fanno i semi delle piante). Sulle note dell’ouverture Rigoletto entra nel suo giardino accompagnato dai compagni/semini in fila indiana. Quando Rigoletto decide dove piantare un seme, indica con la mano/dito una parte dell’area dove il compagno dovrà fermarsi e coricarsi a terra. Si procede finché tutti sono a terra come semini. Una volta piantati dovranno, sulle note dell’ouverture – che può essere rimandata più volte – decidere di spuntare, crescere, alzarsi da terra e trasformarsi in piante/fiori/alberi. Variazioni: Rigoletto può poi decidere di passeggiare per in suo giardino, fare il vento che muove le foglie, innaffiare le piante per farle crescere ancora di più, etc.

Curare Gilda. Insieme si decide che una pianta o fiore (in un vaso o in natura) si chiama Gilda. Gilda deve essere curata dai bambini e bambine della classe/gruppo. Per un lungo periodo entro la routine della classe entra anche la cura di Gilda. Nell’arco della giornata a turno, dopo che l’adulto ha mostrato come si fa, manda un bambino/a a chiedere a Gilda come sta. Quando il bambino torna al gruppo si fanno a lui domande su come sta Gilda (aveva freddo? Fame? Dove guardava? Ha dormito bene? Di cosa ti ha parlato? Cosa hai capito?). In questo modo si allena l’ascolto, l’immaginazione/invenzione, la comunicazione con esseri di altre specie.

Giocare a nascondino con una pianta in un vaso. Si nasconde una pianta e chi fa Rigoletto la cerca. Gli altri/altre mentre osservano questa ricerca possono dire “Povero Rigoletto” mentre lui se non trova la pianta può chiedersi “Dove l’avran nascosta?”. (Rif. atto secondo/scena terza).

 

Riferimenti bibliografici

Il piccolo seme di Eric Carle, ed. Mondadori

Nel mio giardino il mondo di Irene Penazzi, Terre di Mezzo Editori

Il piccolo giardiniere di Gerda Marie Schedl, ed. A colori

Flower Power di Alessandra Viola, ed. Einaudi

Elogio delle vagabonde di Gilles Clément, Habitus Edizioni

 

NOTE PER ASSISTERE ALLO SPETTACOLO

 

  • Il luogo dove accade uno spettacolo va abitato con estrema cura: siate comodi, abbiate cura di tutti i bambini e le bambine che ci sono con voi. Se sentite la necessità di comunicare con loro, fatelo sottovoce, fatelo con un gesto, una carezza (spesso i bambini e le bambine hanno solo bisogno di sentire confermata la vostra presenza), fatelo delicatamente.
  • I canti che ascolterete saranno brevi, a volte ripetuti e variati negli accompagnamenti. Nei momenti solo strumentali i bambini saranno guidati nell’ascolto attento dei suoni dello strumento tramite le azioni dell’attrice.
  • I canti avranno poche parole o dittonghi. In alcuni momenti sono previste interazioni: vi chiediamo di partecipare e mettervi in gioco con i più piccoli.
  • Saranno l’attrice e il musicista a coinvolgervi in semplici accompagnamenti melodici e ritmici e la vostra interazione musicale sarà fondamentale affinché i bambini percepiscano la vostra presenza autentica. Non preoccupatevi di cantare o ritmare correttamente, ma di essere insieme ai bambini, di stare con loro, nella relazione che accade attraverso lo spettacolo.
  • Voi sarete dei “facilitatori”: aiuterete i bambini ad essere in ascolto e ad esprimere tutte le loro emozioni. Se li lascerete liberi di interagire con la musica, accettando le loro reazioni, permetterete loro di sentirsi ascoltati oltre che di essere in ascolto.
  • Non sarà necessario avere con voi dei giocattoli per intrattenere i bambini, quello che accade in scena, azioni e musica, è pensato per raccontare a entrambi.

[1] Clément Gilles, Elogio delle vagabonde, Derive e Approdi, 2010

[2] Antonietti Maja, L’inclusione nella scuola dell’infanzia, Carocci Faber, 2020

 

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