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2026 Gilda nel gioco del Duca

Tratto da Rigoletto di Giuseppe Verdi

Edizioni musicali AsLiCo

Drammaturgia musicale Anna Pedrazzini
Drammaturgia Veronica Negrini

Gilda Camilla Lacaud/Giorgia Zatti
Il Duca di Mantova Andrea Calce/Paolo Mascari
Pianista Claudio Capretti/Eric Foster

Regia Alessio Boccuni
Scene e costumi Beatrice Damiani
Voce registrata Gabriele Martini

Nuovo allestimento

Produzione AsLiCo

in collaborazione con Orrida Imago

Opera kids – XVII edizione

NOTE DI REGIA
di Alessio Boccuni Regista

L’adattamento di Rigoletto di Giuseppe Verdi per Opera kids ha l’obiettivo di rendere fruibili ai più piccoli alcuni temi fondamentali dell’opera, ripensati in chiave educativa e narrativa. Necessario è preservare il fascino e la drammaticità della storia, rielaborandola in modo che possa essere compresa e vissuta da un pubblico giovanissimo, che si avvicina al mondo dell’opera lirica attraverso un linguaggio e un immaginario familiare. Uno degli elementi centrali di questa reinterpretazione è la scelta di porre Gilda come protagonista assoluta. Nell’adattamento per bambini, il suo percorso viene riletto alla luce di una riflessione attuale sul consenso e sulla consapevolezza delle proprie scelte. L’ingenuità e la dedizione incondizionata di Gilda nei confronti del Duca vengono trasformate in un percorso di crescita che evidenzia l’importanza di riconoscere i segnali di un rapporto sbilanciato e di esercitare il proprio diritto di autodeterminazione. C’è, inoltre, il desiderio di interrompere la narrazione nel momento clou, ovvero il sacrificio di Gilda, per creare una frattura che permetta di spostare la prospettiva sulla percezione contemporanea del femminile. Questo passaggio introduce un universo più quotidiano e vicino all’esperienza dei bambini, offrendo un punto di vista femminile che si discosta dalla visione esclusivamente maschile del 1851 di Verdi. Dopo questo momento di «rottura», tuttavia, la narrazione riprende il suo corso originale, nel rispetto della struttura e degli eventi dell’opera verdiana. La città di Mantova, luogo dell’azione scenica, è rielaborato come un universo fantastico, ispirato ai giochi da tavolo. Questo spazio simbolico rappresenta il destino ineluttabile che travolge i personaggi e, in particolare, la maledizione che il Conte scaglia su Rigoletto e sulla sua famiglia. La città diventa, quindi, un labirinto di regole imposte dall’alto, dove i personaggi sono costretti a muoversi come pedine su un tabellone, intrappolati in un gioco che sembra già scritto. Per Gilda, questa struttura si rivela una prigione: man mano che avanza nel percorso, si accorge di essere stata privata della libertà di scegliere veramente il proprio destino. Un altro elemento chiave di questa rielaborazione è la figura del Duca, che viene trasformato nel «Master» del gioco. In questa veste, egli assume il ruolo di un “burattinaio” che muove i fili del destino altrui, rimandando all’immagine del signore medievale o del principe capriccioso. Il Duca non è solo un libertino, ma diventa il simbolo del potere arbitrario e dell’egoismo di chi considera gli altri come strumenti del proprio divertimento. Attraverso questa metafora ludica, il pubblico più giovane può iniziare a riflettere su dinamiche di potere, libertà e giustizia in modo accessibile, senza perdere il senso di meraviglia e coinvolgimento tipico delle fiabe e dei giochi.

NOTE DI DRAMMATURGIA MUSICALE
di Anna Pedrazzini Curatrice didattica dei progetti Opera Education 0-6 anni

Negli spettacoli Opera kids, la musica suonata dal vivo al pianoforte e intrecciata al canto, costruisce sempre la cornice sonora in cui si muovono i protagonisti. Non si limita ad accompagnare l’azione, ma ne segna i passaggi, i cambi di scena e le variazioni di tono, spesso improvvise, da un’emozione all’altra. In Gilda. Nel gioco del Duca, potreste accorgervi che la musica si concentra su un particolare livello di significato, enfatizzando la sua capacità di rivelare profondamente la psicologia dei personaggi. Ascoltando con attenzione, si possono percepire, ancora prima delle parole e delle azioni, i mondi sonori distinti che rivelano chi siano davvero il Duca, Gilda e Rigoletto. Niente di diverso rispetto a quanto ha voluto Verdi, dove le differenze stilistiche tra i tre protagonisti costruiscono la struttura psicologica dell’opera originale. Si tratta di livelli emotivi diversi che rimangono intatti anche nello spettacolo kids: il Duca rappresenta la superficie, Gilda il cuore e Rigoletto la profondità. Il Duca, uomo frivolo e vanitoso, vive di piaceri e leggerezza, e la sua musica riflette perfettamente la sua superficialità. Le arie Questa o quella e La donna è mobile hanno ritmi danzanti e melodie molto facili da ricordare: possono sembrare eleganti, ma in realtà sono prive di profondità, fatte unicamente di spavalderia e brillantezza. Ogni volta che canta o parla, la sua musica mostra la vacuità di un uomo che pensa solo a divertirsi, incapace di comprendere i propri sentimenti o quelli degli altri. Gilda, invece, appartiene a un mondo sonoro completamente diverso. I suoni che accompagnano la sua presenza si muovono su linee dolci e sono limpidi, gentili e delicati al punto da far sembrare sospeso il tempo. In Caro nome, la melodia respira, sale e scende con naturalezza, raccontando la sua innocenza. Anche nei momenti più tristi, Gilda mantiene un tono sereno, esprimendosi con leggerezza e soavità. La sua delicatezza non indica fragilità, ma una forza autentica. Nello spettacolo kids, Rigoletto non appare fisicamente in scena, ma è solo evocato. La musica al pianoforte incarna il suo corpo e la sua anima multiforme, prendendo spunto dall’opera originale dove Rigoletto si esprime attraverso un linguaggio musicale complesso e sfaccettato. La sua voce, difatti, con i cortigiani o con il Duca si fa aspra, quasi parlata, segno della sua ironia e della durezza della vita di corte, mentre nei duetti con la figlia si mostra affettuosa e piena di sentimento. In Gilda. Nel gioco del Duca, il pianoforte e il coro dei bambini e delle bambine diventano, inoltre, altri personaggi. Coprotagonisti che concorrono entrambi a muovere l’azione e a dare significato al susseguirsi degli eventi: il pianoforte sostiene i passaggi emotivi, mentre il coro diventa il motore della scena. Insieme accompagnano la musica che Verdi ha scritto per ciascun personaggio, trasformandola in un elemento vivo che unisce e guida l’azione sul palcoscenico.

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